La fatica che c’è dentro ad un viaggio

C’è qualcosa dentro ad ogni viaggiatore, un’irrequietezza difficile da spiegare a chi non la condivide.

Qualcuno la chiama con una bruttissima combinazione di lettere, DRD4-7r, il gene del viaggio; i romantici la chiamavano Wanderlust. Qualunque sia il suo nome io so che per me inizia con qualcosa di molto piccolo, in apparenza insignificante e sempre diverso.

Può essere una foto vista di sfuggita su un giornale, una cosa di poco conto, che per la mia mente rappresenta l’inizio di un processo faticoso, che non mi lascia tregua, si insinua, inizia a scavare e fa sì che io mi ritrovi, inesorabilemente, davanti ad un PC, a cercare la giusta combinazione tra prezzi e sitemazione più giusta. E quando la trovo non ho scelta: devo prenotare. Non c’è razionalità che tenga. Generalmente la prenotazione è sempre seguita da una fitta dolorosa di senso di colpa per il portafoglio che si sgonfia. Ma dura pochissimo, perché poi inizio a sorridere, felice. Evviva! Si parte!

Ma non è finita qui.Adesso inizia la parte più difficile: l’attesa.

Generalmente mi racconto che il periodo che passa tra la prenotazione e la partenza è fantastico perchè mi posso documentare sulla futura destinazione, posso studiare, pasticciare le guide di viaggio, creare itinerari.

La verità è che mi torturo perchè non sono capace di vivere l’attesa con digintà. Vorrei già essere arrivata, ma, visto che non è ancora possibile, faccio di tutto per creare nella mente la pallida immagine di quello che troverò.

Poi, finalmente, è il momento di fare la valigia, che ormai preparo molto rapidamente, poi salgo sull’aereo, che per me per assurdo è il momento più difficile, l’ultimo pezzo dell’attesa. E quando arrivo, mi lascio avvolgere, fagocitare dalla mia meta.

E’ solo così che si vive il viaggio, lasciando che sia il viaggio a vivere te. Non è facile, per niente, a volte vuol dire assistere a scene dure, tristi.  Spesso bisogna accettare di rimettere in discussione alcune convinzioni, si deve ammettere di aver sempre sbagliato a pensarla in un certo modo su una certa cosa. Non è facile e nemmeno ovvio. Inoltre, se ti lasci avvolgere così tanto dal viaggio, quando torni non sei mai lo stesso di prima.

Quando alla fine arriva il momento di tornare a casa sono piena di tristezza perchè non voglio lasciarmi alle spalle le esperienze appena vissute, ma in quel momento, mi rallegra la consapevolezza di portare indelebili nella mente i ricordi e le nuove lezioni apprese. Mi consola sapere di essere infinitamente più ricca, in modo immateriale.

Riflettendoci quello che faccio non è altro che un viaggio nel viaggio, che inizia molto prima di partire e che non finisce mai.

9 commenti

  1. Hai proprio colto nel segno: un viaggio nel viaggio, che inizia molto prima della partenza. E per me continua anche dopo, quando continuo a pensare alle cose che ho visto, a sistemare le foto e gli appunti…
    Buona giornata 🙂

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