Fuga in Angola e Congo

Eccomi qui per un altro capitolo della rubrica Italiani in fuga. Oggi ci parla Cristina, che vive in Africa, prima ha vissuto in Congo e che solo da poco si trova in Angola; ha da raccontare cose davvero interessanti.

1) Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia?

Il mio primo espatrio è stato totalmente volontario: ho una città del cuore, dove ho sempre voluto vivere sin da bambina, Londra. Ed è lì che sono andata a cercare lavoro, dopo aver conseguito un master e fatto un lungo stage a Milano nel campo del marketing. Mentre in Italia non riuscivo ad uscire dal girone delle internship, a Londra ho trovato lavoro in fretta, in un’agenzia PR internazionale nella quale sono rimasta per più di tre anni, sicuramente i più belli della mia vita. Poi mi sono sposata, sono tornata in Italia per un paio di anni e… il lavoro di mio marito mi ha portata nuovamente all’estero, questa volta in un contesto completamente diverso: l’Africa.

2) Come mai hai scelto proprio questo paese?

Come appunto dicevo, l’Africa non è stata una scelta ‘voluta’. Non ho fatto salti di gioia al momento di trasferirmi, perché significava inevitabilmente chiudere con la mia professione e con lo stile di vita a cui ero abituata ma… sono una persona curiosa, aperta a nuove esperienze e, così, ho fatto la valigia.

3) Da quanto tempo vivi qui?

Sono a Luanda, Angola da un mese appena; ma questo è ormai il mio terzo anno in Africa: prima ho vissuto a Pointe Noire, in Congo Brazzaville.

4) Cosa ti piace di questo paese?

Ad oggi dell’Angola ho visto pochissimo, chiaramente. Ti dirò cosa mi piace della vita in Africa. Mi piace la signora che sta insaponando un bambino seduto buono buono su di uno sgabello. Il tizio grondante di sudore che spinge un carretto colmo di lamiere. Il tassista che guida con una mano sul volante e una fuori dal finestrino, a reggere quello che sembra un materasso appoggiato alla meglio sul tettuccio dell’auto. Il ragazzino che gioca con una palla sgonfia e la maglietta della Juve, regalatagli da chissà chi. La coppia di fronte alla chiesa, nei loro abiti della domenica: lui uno psichedelico completo a stampe viola e arancio fluo e lei fasciata in un abito fucsia. L’anziano che porta in giro una piccola mandria di vacche scarne e quello seduto su uno scalino polveroso, con un cane vicino a sé, un nastro di iuta al posto del guinzaglio. Mi piace questo dell’Africa, le mille, semplici immagini di vita quotidiana che ti regala ogni giorno.

5) Cosa non ti piace di questo paese?

Con questo continente ho un rapporto di amore/odio. Chi pensa all’Africa pensa agli elefanti del Botswana, alle spiagge di Cape Town, al deserto del Sahara, ai Masai del Kenya. Io, ahimè, vivo e ho vissuto in luoghi esclusi dai principali circuiti turistici, i quali, di conseguenza, nulla hanno a che vedere con l’ideale poetico che tanti hanno di questo continente. La realtà di tante città africane è fatta di strade polverose, senza fognature, dove, un momento prima correva un ratto e quello dopo c’è un bimbo che gioca. Strade in cui girare da soli spesso non è troppo sicuro, perché ti senti inevitabilmente osservata, troppo. Strade in cui, cerchi di coprirti più che puoi anche se fa caldo, perché la minaccia della malaria è sempre presente. Strade che più di una volta ti faranno pensare ‘ma che diavolo ci faccio qui’.

6) Cosa ti manca dell’Italia?

Nonostante tutto, ti dirò, non tantissime cose. Subito dopo gli affetti, ciò che mi manca di più sono la possibilità di evasione e la varietà di paesaggio che l’Italia ti offre. E’ innegabile che Milano, con tutti i suoi mille difetti, goda di una posizione fantastica: nel giro di poche ore sei al mare, in montagna, in una capitale europea… In Africa non ci sono le stagioni (a parte quella delle piogge) e la città più vicina degna di questo nome è a 4 ore di aereo: il mancato avvicendarsi delle stagioni mi dà un’idea di immobilità, così come il non poter staccare la spina per un weekend mi dà una sensazione di claustrofobia. A volte mi sento un po’ chiusa in gabbia, non ho la percezione del tempo che passa e mi sembra di perdermi qualcosa, mentre il resto del mondo galoppa.

7) Cosa non ti manca dell’Italia?

Non mi manca la routine. Se penso all’Italia, penso a un lavoro ogni giorno uguale, alla stessa metro tutte le mattine, agli stessi discorsi alla macchinetta del caffè… Qui ogni giorno è potenzialmente una sorpresa, quello giusto per ricominciare, ed è questo il grande plus che ti dà un espatrio: pur facendo tutt’altro nella vita, in Congo mi sono reinventata insegnante d’inglese in una scuola materna ed è stata un’esperienza davvero fantastica, che in Italia mai mi sarei sognata di fare. Ora è presto per dire cosa farò qui in Angola, ma le strade sono tutte aperte: parlo quasi 5 lingue (il portoghese lo sto studiando proprio ora) e sono pronta a rimettermi alla prova. Mi piacerebbe molto dedicarmi al volontariato, cosa che in Congo per problemi di tempo non sono mai riuscita a fare. Vedremo!

8) Pensi mai di tornare in Italia?

Tutte le volte che apre la stagione sciistica sì. 😀

9) Motivaci brevemente la risposta precedente.

Il fatto è che non lo so. Sono convinta che la vita sia troppo breve per viverla in un unico posto. C’è tanto da imparare dalle culture altrui e un espatrio ti consente di confrontarti con situazioni diverse, di tirare fuori lati di te che forse nel tuo Paese natale non emergerebbero. Sicuramente in Italia tornerò prima o poi ma… non ora.

10) Cosa ti senti di dire ad una persona che sta valutando di trasferirsi all’estero? Gli/le consiglieresti questa scelta?

Sarò onesta. Dopo quasi 6 anni di espatrio e dopo aver conosciuto persone provenienti un po’ da tutto il mondo, penso di poter dire che l’espatrio non è per tutti. I momenti difficili sono tanti: un espatrio ti mette alla prova, ti fa arrabbiare, persino piangere a volte. Ti porta inevitabilmente a rivedere le tue certezze, le tue abitudini, la maniera che hai di rapportarti con la gente e persino il tuo modo di mangiare… Richiede uno spirito di adattamento superiore a quello che pensavi di avere e questo ovunque tu vada, tanto in Africa come a Parigi. Ma se trovi la forza e le motivazioni per viverlo al meglio, di sicuro un espatrio ti restituirà molto di più di quanto tu abbia sacrificato.

Mi sono molto piaciute le parole di Cristina, vivere in Africa non è facile, eppure si capisce quanto questo continente le stia dando, seppure con parecchia fatica. Seguite le sue avventure nel suo blog o presso i social Twitter, Instagram, e Facebook.

8 commenti

      1. Si, se ha bisogno per la lingua la posso aiutare volentieri. 😉 Mi ero persa questo passaggio, mi era sfuggito il post del suo trasferimento.

Lascia un commento