Fuga negli Stati Uniti

Oggi scopriamo com’è la vita negli States, a parlare è un’amica, Rosanna. Scopriamo insieme se gli USA rappresentano ancora il “sogno americano”.

1) Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia?

La mia è stata una scelta indiretta ma consapevole e condivisa. Da qualche tempo una crescente insoddisfazione lavorativa e la voglia di fare un’esperienza all’estero, fuori dall’Italia, si erano moltiplicate. Con mio marito avevamo gia’ in passato valutato la possibilità di fare qualche anno all’estero e, nel suo caso, la difficoltà di trovare un lavoro in ambito di ricerca era ancora piu’ complicato… Dopo un paio di possibilita’ scartate, alla fine e’ arrivata per lui una proposta interessante in una città e in una Università per cui valeva la pena spostarsi. Aggiungere al proprio curriculum vitae un anno di ricerca in una delle piu’ importanti Universita’ d’America era un’occasione da non perdere, e nel mio caso era l’occasione per realizzare il sogno di vivere in un Paese diverso dall’Italia e mettersi in gioco di nuovo. E cosi siamo partiti alla volta di Philadelphia…

2) Come mai hai scelto proprio questo paese?

Nel mio caso non ho scelto io… Le maggiori possibilità in campo di ricerca – e nel dettaglio Genetica e biologia evolutiva – per mio marito erano negli States. Eravamo stati in vacanza in alcune grandi città – Chicago, Boston, NYC – e l’idea di fare un anno all’estero emozionava entrambi.

Quindi inizialmente è stato un salto con rete di salvataggio: “partiamo per un anno, vediamo come va, e intanto miglioriamo il nostro inglese…”

3) Da quanto tempo vivi qui?

Viviamo a Philadelphia da due anni e mezzo circa. Dopo un anno il progetto a cui mio marito lavorava è stato prolungato, e a quel punto la scelta e’ stata piu’ a lungo termine: per me è stato un momento decisivo perchò ho dovuto lasciare il mio lavoro a tempo indeterminato in Italia, ragionare seriamente su come reinventarmi, trovare un lavoro e ripensare tutta la mia vita. Oggi insegno italiano agli Americani, ho frequentato un corso e ottenuto una certificazione per insegnare ESL – Inglese come seconda lingua – e recentemente ho inziato una collaborazione con un’università di Philadelphia come Adjunct professor di Italiano.

4) Cosa ti piace di questo paese?

Le mille possibilità che vengono offerte, la diversità e la meritocrazia.

5) Cosa non ti piace di questo paese?

La disparità sociale e razziale ancora molto presente, l’educazione e la sanita’ riservata solo a chi puo’ permettersi di pagare enormi cifre di denaro, la facilita’ con cui ci si puo’ procurare un’arma… Tutte cose a cui non credo riusciro’ mai ad abituarmi.

6) Cosa ti manca dell’Italia?

L’elasticità e la gentilezza, il calore: non pensavo di poterlo dire ma quello che ho riscontrato spesso qui è una fiducia cieca nelle regole e nelle procedure, una difficoltà profonda nel valutare situazioni e persone, la mancanza di empatia verso gli altri, nonostante all’apparenza ci sia molta gentilezza e affabilità. Tutto resta ad un livello molto superficiale…

7) Cosa non ti manca dell’Italia?

Non mi manca la logica del “tanto tutto cambia perchè niente cambi”, la mancanza di meritocrazia e del riconoscimento di un percorso di studi, di una certificazione o dell’esperienza e della voglia di fare. Non mi manca la logica per cui in una realtà lavorativa sei un puro esecutore e non una risorsa su cui investire, da far crescere e su cui contare.

8 )Pensi mai di tornare in Italia? Lo farai?

Ogni tanto ci penso… al momento tornare in Italia sembra piuttosto improbabile, ma mi piacerebbe tornare in Europa, in un contesto che socialmente e culturalmente sento più mio.

9) Motivaci brevemente la risposta precedente.

Mi piacerebbe tornare in Europa per essere più vicina a familiari e amici e perchè l’Europa un pò mi manca… Sono sempre stata una gran sostenitrice dell’Europa e da quando vivo qui negli Stati Uniti, oltre a rispolverare l’orgoglio di essere italiana, ho riscoperto un gran senso di appartenenza europeo. Sono italiana tanto quanto mi sento di essere europea, nonostante la situazione caotica attuale, o forse proprio per questo.

10) Cosa ti senti di dire ad una persona che sta valutando di trasferirsi all’estero? Gli/le consiglieresti questa scelta?

Credo che vivere all’estero, anche solo per un periodo limitato della propria vita sia un gran dono, un’esperienza da fare non fosse altro che per imparare a guardare oltre il prorpio orto, le beghe e le brutture del proprio Paese. E’ un’occasione per aprirsi agli altri, mettersi alla prova, spalancare una finestra su un nuovo mondo e lasciarsi travolgere da cibi, parole, sensazioni diverse e, lungo la strada, imparare molto.

Se avete voglia di seguire Rosanna nella sua vita americana, ha aperto un blog crisomelideinphilly.

Grazie Rosanna e spero di tornare a trovarvi presto!

7 commenti

  1. Un articolo davvero interessante, che incoraggia a cercare nuove esperienze fuori dall’Italia ma che sottolinea anche una cosa importante: la nostra identità europea. Anch’io, per quanto ami scoprire paesi lontanissimi, mi sento a casa quando sono in Europa. E mi addolora pensare alle sorti dell’Unione Europea in questo momento. Ma continuo a crederci. Grazie per la segnalazione!

    1. Sono d’accordo con te: è indubbio che ci siano molti problemi oggi con UE ma io sono cittadina europea a tutti gli effetti e non è con brexit e simili provvedimenti che si risolve

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