Fuga in Congo

E’ da un po’ di tempo che mancava la rubrica Italiani in Fuga, e sono tornata con il botto (visto che Capodanno è appena passato). L’intervista di oggi ha come protagonista Alice, che vive in Congo. Il Congo mi fa venire in mente tante cose, in primis i gorilla ma anche purtroppo una situazione politica molto complicata. Voglio quindi lasciare subito la parola ad Alice per sentire cosa ci racconta.

1) Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia?

In Italia avevo un lavoro a tempo indeterminato come responsabile di un negozio. Quello che probabilmente la maggior parte dei ragazzi della mia età ora sogna. Diciamo che non facevo parte di questa fetta di ragazzi che sognano la tranquillità della “comfort zone”. La mia è una storia abbastanza lunga, con tante curve e strade secondarie, una strada però con un unico sbocco. Arrivare in Africa e lavorare come guida turistica. Ho iniziato il sogno seguendo alcuni corsi di formazione in Italia, a Torino , e poi proseguendo i miei studi direttamente in Africa con un’altra Accademia in Sudafrica. Non è stato facile, in tantissimi pensavano fosse soltanto una fantasia, un capriccio, uno sfizio. Ma quando la mia determinazione e la mia volontà di andarmene sono diventati ancora più forti è stata chiara a tutti la mia volontà di imbarcarmi in questa grande avventura.

2) Come mai hai scelto proprio questo paese?

Per un’italiana trovare lavoro in Africa nel settore turistico non è proprio semplicissimo; occorrono qualifiche, diplomi, certificazioni, visti, vaccinazioni; dopo l’esperienza in Sudafrica mi sarebbe piaciuto moltissimo tornarci, ma nel contempo inviavo curricula un po’ ovunque; passavo ore di fronte al mio computer ad analizzare strutture, luoghi, parchi, paesi… Poi dopo circa un anno di ricerche infinite e quotidiane finalmente la chiamata dal Congo. Quindi diciamo che non sono tanto io ad aver scelto il Congo, quanto quest’ultimo ad aver scelto proprio me.

3) Da quanto tempo vivi qui?

Ho lasciato l’Italia il 6 gennaio 2018 quindi tra pochissimi giorni festeggerò il mio primo anno nelle foreste selvagge del Congo.

4) Come ti guadagni da vivere in Congo?

Sono una guida naturalistica all’interno del parco nazionale più grande del Congo ed uno dei più antichi in Africa, l’Odzala Kokoua National Park. È un luogo magico, ed il mio ruolo principale è quello di condurre safari all’interno di questo enorme polmone verde (pensa che il bacino del fiume Congo è secondo per importanza e dimensioni soltanto alla possente foresta amazzonica) e permettere ai nostri clienti di apprezzarne ogni singolo dettaglio. Come hai detto tu nell’introduzione a questa intervista il nostro vero punto di forza, quello che attira la maggior parte dei viaggiatori in questo angolo remoto d’Africa, è la presenza di una grandissima popolazione di gorilla di pianura, cugini dei ben più noti gorilla di montagna che però si possono soltanto trovare nella Repubblica Democratica del Congo, in Rwanda ed Uganda. Gli Odzala Discovery Camps, i lodges per i quali lavoro, sin dalla loro nascita si sono sviluppati in concomitanza con un progetto di ricerca e conservazione di questa grande popolazione e ad oggi siamo in grado di far conoscere ai nostri clienti due gruppi di gorilla oramai “tolleranti” verso la presenza dell’uomo nella loro grande casa verde. Ma ovviamente, oltre alla presenza di questi nostri cugini pelosi, il Congo ha molto altro da offrire; elefanti, bufali di foresta, diverse specie di primati, antilopi, duikers, una miriade di specie di uccelli… Insomma è un luogo tutto da scoprire

5) Cavolo, il tuo è un lavoro davvero interessante. Hai mai avuto degli incontri poco carini sia con animali arrabbiati che con esseri umani?

Lavoro in una zona molto remota del Paese; il parco nazionale è circondato da una settantina di villaggi dalle dimensioni variabili ma i nostri rapporti con queste popolazioni non sono mai stati toccati da incomprensioni o tensioni. Per quanto riguarda gli animali, invece… Facendo il mio lavoro si è sempre a contatto con una natura selvaggia e dirompente, che poco conosce (per fortuna) del mondo umano. Quindi sì, ho avuto qualche incontro ravvicinato con elefanti un po’ arrabbiati e bufali un po’ testardi, tutte esperienze che mi aiutano a crescere e migliorarmi.

6) La situazione politica in Congo non ti spaventa?

Purtroppo in Italia abbiamo un concetto un po’ sbagliato dell’Africa equatoriale in generale; la maggior parte degli italiani (o almeno tra quelli che conosco) quando parlano di possibili destinazioni in Africa per Safari naturalistici guardano soltanto le mete “classiche”, il Kenya, la Tanzania, alcuni “esagerano” con Sudafrica, Namibia o Botswana, ma pare che il resto del continente sia avvolto da un’oscura nube nera. Il Congo, quello dove vivo io, ex colonia francese che non decanta solo nel nome l’aggettivo democratico, è un Paese sicuro; ci sono state alcune rivolte pacifiche nei villaggi in prossimità della capitale Brazzaville poco prima delle elezioni politiche, ma poi per il resto è un Paese lento, un Paese dove tutti vivono alla giornata, un Paese dove la stragrande maggioranza della popolazione è concentrata nelle due grandi città, Brazzaville e Pointe Noire, e dove nel resto del Paese minuscoli villaggi si intervallano a distese di foreste e savana. Mi sentivo meno sicura nel prendere la metropolitana a Milano nel tardo pomeriggio che camminare tra i villaggi del Congo.

7) Cosa ti piace di questo paese?

Il modo lento di affrontare la vita. Adoro la non presenza del tempo, tutto (o quasi) segue il sorgere e calare del sole, le piogge, la voglia o meno di fare le cose. Tutti aspetti che ogni volta che torno in Italia noto ancora più profondamente: in Italia tutto è frenetico, velocizzato in un time lapse senza fine.

8) Cosa non ti piace di questo paese?

Il modo TROPPO lento di affrontare la vita! Purtroppo (o per fortuna) sono una persona molto organizzata, a volte anche troppo, e questo modo di vivere e rimandare sempre al domani alle volte mi innervosisce. Poi però mi guardo intorno, mi ricordo dove sono, e sorrido.

9) Cosa ti manca dell’Italia?

La domanda più semplice e quella dove non devo sprecare troppe parole. La mia famiglia .E la pizza.

10) Cosa non ti manca dell’Italia?

Non mi manca la quotidianità, la frenesia della gente, e i centri commerciali 🙂

11) Pensi di tornare in Italia?

Non per il momento. Voglio continuare a crescere in questo ambito, voglio viaggiare e visitare diversi luoghi in Africa utilizzando il mio lavoro come merce di scambio. Quando sarò finalmente stanca del continente africano, forse, penserò ad un rientro in patria…

12) Cosa ti senti di dire ad una persona che sta valutando di trasferirsi all’estero? Gli/le consiglieresti questa scelta?

Qualunque sia la vostra motivazione fate sempre in modo che sia più forte dei no, delle porte chiuse in faccia, delle difficoltà, delle persone che non credono che ce la possiate fare. Cambiare vita non è assolutamente semplice, ma se ne siete davvero convinti, allora buttatevi, e seguite qualunque cosa il vostro istinto vi suggerisce di fare. E tenete sempre un contatto con la vostra casa e i vostri amici più cari; è quello che nei momenti bui può davvero fare la differenza. La mia strada è un po’ atipica, ma il mio commento si rivolge a tutti quelli che vogliono almeno provarci. “Non chi comincia, ma quel che persevera…” è una delle mie frasi preferite!!!
Grazie mille Beatrice per questa intervista!!!

Grazie a te Alice per avermi dedicato un po’ del tuo tempo. Se volete seguirla nella sua avventura in Congo ecco qui i suoi contatti:

Instagram

Blog, partire con Alice

Gipsy

Sono una viaggiatrice e una accanita lettrice, amo molto anche gli acquari e il mondo sottomarino.

6 pensieri riguardo “Fuga in Congo

Lascia un commento! :-)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: